Quadri clinici e metodi di trattamento
Qui trova informazioni comprensibili sui quadri clinici più frequenti della chirurgia addominale (chirurgia viscerale). Faccia clic su un quadro clinico per saperne di più sui sintomi, sul trattamento e sulla vita dopo un intervento. I termini tecnici sono indicati di volta in volta tra parentesi.
A. Malattie tumorali (tumori)
Sintomi
Il cancro dell’esofago insorge per lo più nel tratto inferiore, medio o superiore dell’esofago. I segni tipici sono difficoltà di deglutizione progressive – dapprima con cibi solidi, poi anche con i liquidi. Molte persone colpite perdono peso involontariamente, avvertono una sensazione di pressione dietro lo sterno o soffrono di bruciore di stomaco. In stadio avanzato possono comparire raucedine e tosse stimolata dalla deglutizione.
Trattamento
L’intervento viene oggi eseguito prevalentemente in modo mininvasivo (attraverso piccole incisioni) e comprende:
- Laparoscopia diagnostica per escludere metastasi (laparoscopia diagnostica)
- Asportazione del tratto inferiore dell’esofago con il tessuto circostante
- Modellamento dello stomaco residuo a tubo (formazione del tubo gastrico)
- Risalita del tubo gastrico nella cavità toracica e sutura con il moncone esofageo (anastomosi)
- Posizionamento preventivo di una spugna sottovuoto per ridurre le complicazioni (Endo-Vac)
In caso di tumori situati più in alto può essere necessario asportare l’intero esofago. La giunzione viene allora suturata a mano nel collo.
Tecnica chirurgica: Oggi prevalentemente mininvasiva (laparoscopica nell’addome, toracoscopica nel torace). Possibile anche con assistenza robotica o a cielo aperto.
Vita dopo l’intervento
Il rischio maggiore dopo l’operazione è una sutura non ermetica, divenuta tuttavia decisamente più rara grazie a metodi moderni come la spugna sottovuoto. La ripresa dura diverse settimane. Le persone colpite devono consumare permanentemente pasti più piccoli e masticare lentamente, poiché il tubo gastrico è più piccolo dello stomaco originario. Può comparire bruciore di stomaco poiché manca il meccanismo di chiusura naturale. È necessario un follow-up oncologico regolare con endoscopie e diagnostica per immagini.
Sintomi
Il cancro gastrico inizialmente non causa spesso disturbi o solo disturbi aspecifici: senso di pienezza, inappetenza, nausea e una sensazione di pressione nell’alto addome. Nel decorso ulteriore possono aggiungersi perdita di peso, anemia (per emorragie occulte) e dolori dopo i pasti. Le ulcere gastriche oggi richiedono solo raramente un intervento chirurgico.
Trattamento
A seconda della sede e della grandezza del tumore:
- Asportazione parziale dello stomaco se il tumore è nel terzo inferiore (gastrectomia subtotale)
- Asportazione completa dello stomaco con collegamento dell’intestino tenue all’esofago (gastrectomia con ricostruzione secondo Roux-Y)
- In entrambi i casi vengono asportati anche i linfonodi circostanti
Tecnica chirurgica: Possibile a cielo aperto, laparoscopica o robotica. Per le asportazioni parziali si utilizza sempre più la tecnica mininvasiva o robotica.
Vita dopo l’intervento
Dopo una rimozione dello stomaco è da prevedere una perdita di peso di alcuni chili. Le persone colpite devono consumare permanentemente pasti più frequenti e più piccoli (5–6 invece di 3 al giorno), poiché la capacità è fortemente ridotta. La vitamina B12 deve essere somministrata a vita come iniezione o compressa, poiché senza stomaco non può più essere assorbita. In caso di asportazione parziale le limitazioni sono minori. È necessario un follow-up regolare con controlli ematici e diagnostica per immagini.
Sintomi
I tumori benigni o semimaligni della parete gastrica vengono spesso scoperti casualmente durante una gastroscopia. Alcuni provocano una sensazione di pressione nell’alto addome, occasionalmente lievi sanguinamenti o senso di pienezza. Molte persone colpite non hanno disturbi.
Trattamento
- Interventi conservativi dello stomaco: viene asportato solo il tumore dalla parete gastrica, lo stomaco stesso viene preservato
- L’intervento può essere spesso eseguito in modo mininvasivo (tecnica a buco di serratura)
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (standard) o a cielo aperto. Possibile in modo robotico, ma raramente necessario.
Vita dopo l’intervento
Poiché lo stomaco viene preservato, di norma non vi sono limitazioni durature nell’alimentazione. La ripresa dura per lo più 1–2 settimane. Per i tumori GIST è importante un follow-up regolare, poiché in rari casi possono recidivare.
Sintomi
I tumori del fegato e le metastasi epatiche (metastasi di altre forme tumorali, frequentemente del colon) inizialmente non causano spesso disturbi. Nel decorso ulteriore possono comparire una sensazione di pressione nell’alto addome destro, stanchezza, inappetenza e perdita di peso involontaria. L’ittero (colorazione gialla della pelle) compare solo quando il flusso biliare è ostacolato.
Trattamento
- Asportazione di tessuto epatico con il tumore (resezione epatica)
- Asportazione di metastasi, anche bilaterali e in più fasi (resezione metastatica in una o più sedute)
- Distruzione di tumori mediante impulsi elettrici quando un’asportazione non è possibile (elettroporazione irreversibile)
Il trattamento avviene in stretta collaborazione tra chirurgia, oncologia, radiologia e patologia.
Tecnica chirurgica: A cielo aperto (standard per gli interventi maggiori), laparoscopica per resezioni più piccole o possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
Il fegato ha una straordinaria capacità di autoguarigione: anche dopo l’asportazione fino al 70% del tessuto, ricresce entro poche settimane fino alle dimensioni originarie. Nella fase di ripresa (2–4 settimane) si dovrebbe rinunciare all’alcol ed evitare cibi grassi. A lungo termine la maggior parte delle persone colpite può condurre una vita normale. Sono necessari controlli regolari con ecografia ed esami del sangue.
Sintomi
Le metastasi polmonari sono metastasi di tumori di altri organi (frequentemente colon, rene o tessuti molli) che si sono insediate nel polmone. Vengono spesso scoperte durante esami di controllo con tomografia computerizzata (TC), senza che siano presenti disturbi. In presenza di focolai più grandi o numerosi possono comparire tosse, dispnea o occasionalmente espettorato ematico.
Trattamento
- Asportazione di piccole porzioni polmonari attorno alle metastasi (resezione di metastasi polmonari)
- In caso di più focolai in un lobo polmonare: asportazione dell’intero lobo (lobectomia)
Prima dell’intervento viene verificata la funzionalità polmonare e mediante diagnostica per immagini si esclude la presenza di metastasi anche in altre sedi (ossa, cervello).
Tecnica chirurgica: Mininvasiva tramite telecamera nel torace (toracoscopica / VATS), a cielo aperto tramite incisione toracica (toracotomia) o possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
Dopo l’operazione vengono inseriti per alcuni giorni dei drenaggi che evacuano secrezioni e aria fuoriuscita. La degenza ospedaliera dura per lo più solo 3–4 giorni. La funzione polmonare di norma si riprende bene, purché venga preservato sufficiente tessuto sano. Una lieve dispnea sotto sforzo può persistere temporaneamente. Sono necessari controlli TC regolari per la diagnosi precoce di nuovi focolai.
Sintomi
Il cancro del pancreas viene spesso scoperto tardivamente, poiché inizialmente causa pochi disturbi. Possibili segni sono dolori sordi nell’alto addome con irradiazione alla schiena, ittero (per stasi del flusso biliare), perdita di peso involontaria, diabete di nuova insorgenza e un peggioramento generale dello stato di benessere.
Trattamento
A seconda della sede del tumore:
- Asportazione della testa del pancreas insieme a duodeno, linfonodi circostanti e cistifellea, con successivo ricollegamento dell’intestino tenue (operazione di Kausch-Whipple)
- Asportazione della coda del pancreas, frequentemente insieme alla milza, possibile in tecnica a buco di serratura (resezione pancreatica sinistra)
- Asportazione del tratto medio con preservazione della coda, che riduce il rischio di diabete (resezione segmentaria del pancreas)
Tecnica chirurgica: L’operazione sulla testa (Whipple) viene eseguita per lo più a cielo aperto, sempre più anche in modo robotico. La resezione sinistra avviene frequentemente in modo laparoscopico o robotico.
Vita dopo l’intervento
La degenza ospedaliera dura 10–14 giorni dopo un’operazione sulla testa e 7–8 giorni dopo un’asportazione della coda. Poiché durante l’intervento vengono asportate cellule produttrici di insulina, sussiste un rischio aumentato di diabete, che deve poi essere trattato con farmaci o insulina. Gli enzimi digestivi devono essere assunti come capsule durante i pasti. L’alimentazione dovrebbe essere povera di grassi e suddivisa in più piccoli pasti. Il follow-up oncologico regolare è obbligatorio.
Sintomi
Il cancro della cistifellea è raro e viene spesso scoperto casualmente durante una colecistectomia per calcoli biliari. Possibili disturbi sono dolori persistenti nell’alto addome destro, ittero, inappetenza e perdita di peso. Nei tumori avanzati può essere presente un nodulo palpabile nell’alto addome.
Trattamento
- Colecistectomia a cielo aperto con asportazione di una porzione adiacente di fegato e dei linfonodi circostanti (colecistectomia estesa con resezione epatica parziale e linfoadenectomia)
- In caso di reperto casuale dopo intervento a buco di serratura, di norma è necessario un secondo intervento
Tecnica chirurgica: Sempre a cielo aperto, poiché sono necessarie una resezione epatica parziale e una linfoadenectomia.
Vita dopo l’intervento
Senza cistifellea si può vivere normalmente – la bile fluisce direttamente dal fegato all’intestino. Nelle prime settimane possono comparire feci molli e lievi disturbi digestivi dopo pasti grassi, che si attenuano per lo più da soli. In caso di cancro è necessario un follow-up oncologico stretto con diagnostica per immagini.
Sintomi
Il cancro del colon si sviluppa per lo più lentamente da polipi intestinali. Segni tipici sono sangue nelle feci (spesso invisibile), abitudini intestinali alterate (alternanza di stitichezza e diarrea), anemia inspiegata, dolori addominali e perdita di peso involontaria. In stadio precoce non vi sono spesso disturbi – per questo è importante la colonscopia di prevenzione a partire dai 50 anni.
Trattamento
A seconda della sede del tumore, il tratto intestinale interessato viene asportato insieme ai linfonodi circostanti:
- Asportazione del tratto sigmoideo (resezione del sigma)
- Asportazione della metà destra del colon (emicolectomia destra)
- Asportazione del colon trasverso (resezione del trasverso)
- Asportazione della metà sinistra del colon (emicolectomia sinistra)
Le estremità sane dell’intestino vengono ricucite tra loro.
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (oggi standard), a cielo aperto o robotica. La tecnica robotica offre vantaggi particolari nelle resezioni complesse.
Vita dopo l’intervento
Le evacuazioni nelle prime settimane dopo l’operazione sono più frequenti e più molli, ma di norma si normalizzano entro 2–3 mesi. La complicanza maggiore è una sutura non ermetica (deiscenza, nel 3–4% dei casi). Un’alimentazione ricca di fibre e sufficienti liquidi favoriscono la ripresa. Il follow-up comprende colonscopie regolari, esami del sangue (marcatori tumorali) e diagnostica per immagini per 5 anni.
Sintomi
Il cancro del retto causa frequentemente sangue sulle o nelle feci, secrezione di muco, sensazione di evacuazione incompleta, stimolo doloroso alla defecazione (tenesmi) e abitudini intestinali alterate. Poiché questi disturbi assomigliano a quelli delle emorroidi, talvolta non vengono accertati per lungo tempo.
Trattamento
- Asportazione completa del retto con tutto il tessuto adiposo e linfatico circostante (escissione mesorettale totale), per lo più in tecnica a buco di serratura
- Stomia provvisoria sull’intestino tenue per 8–12 settimane a protezione della sutura (ileostomia protettiva)
- Successiva richiusura della stomia
In caso di tumori situati molto in basso può talvolta essere necessario allestire una stomia permanente.
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (frequente), a cielo aperto o robotica. La tecnica robotica offre vantaggi particolari nel bacino stretto grazie a strumenti più precisi e a una migliore visione.
Vita dopo l’intervento
Nei primi mesi dopo l’operazione le evacuazioni sono più frequenti (fino a 5–6 volte al giorno), aspetto che migliora con il tempo. Possono temporaneamente verificarsi lievi perdite incontrollate di feci. La sutura è non ermetica nel 5–8% dei casi, situazione di norma ben gestibile in presenza di una stomia protettiva. La ginnastica del pavimento pelvico sostiene la ripresa. Il follow-up oncologico con endoscopie, diagnostica per immagini ed esami del sangue si estende per 5 anni.
Sintomi
Il cancro dell’ano è una malattia tumorale rara, frequentemente correlata a un’infezione da papilloma virus umano (HPV). I primi segni sono sanguinamenti dall’ano e dolori durante la defecazione. Possono comparire anche prurito, noduli palpabili all’ano e modifiche delle abitudini intestinali.
Trattamento
- A differenza della maggior parte degli altri tipi di cancro, il cancro dell’ano di norma non viene operato in prima istanza
- La maggior parte delle persone colpite viene trattata con successo con una combinazione di radioterapia e chemioterapia (radiochemioterapia)
- Un intervento entra in considerazione solo in caso di insuccesso di questa terapia
- Il trattamento viene pianificato nell’ambito di una conferenza tumorale (tumor board interdisciplinare)
Vita dopo l’intervento
Durante e dopo la radiochemioterapia possono comparire irritazioni cutanee nella regione anale, diarrea e stanchezza. La maggior parte degli effetti collaterali si attenua nell’arco di settimane. La funzione dello sfintere può essere temporaneamente compromessa. Sono necessari controlli regolari con esame clinico e diagnostica per immagini per diversi anni, per riconoscere precocemente una recidiva.
Sintomi
Il cancro della tiroide si manifesta per lo più con un nodulo palpabile, indolore al collo, che si nota durante un’ecografia. In stadio avanzato possono comparire raucedine (per pressione sul nervo laringeo), difficoltà di deglutizione, dispnea e linfonodi cervicali ingrossati. Molti noduli tiroidei sono benigni – un prelievo di tessuto (puntura) chiarisce la situazione.
Trattamento
- Asportazione completa della tiroide (tiroidectomia totale), per lo più con svuotamento dei linfonodi cervicali
- Per tumori piccoli, limitati a un solo lato: asportazione di una sola metà della tiroide (emitiroidectomia)
- Successivamente spesso terapia con radioiodio per eliminare il tessuto residuo
Tecnica chirurgica: A cielo aperto attraverso una piccola incisione cervicale (standard). Possibile in modo robotico attraverso un accesso ascellare (collo senza cicatrici).
Vita dopo l’intervento
Dopo un’asportazione completa della tiroide bisogna assumere a vita ormoni tiroidei in compresse (per lo più una compressa al mattino). Il livello di calcio deve essere inizialmente controllato strettamente, poiché le paratiroidi possono essere temporaneamente compromesse. Il rischio di una lesione del nervo delle corde vocali è di circa il 2%. È necessario un follow-up regolare con esami del sangue, ecografia ed eventualmente scintigrafia total body.
Sintomi
I tumori dell’intestino tenue sono rari. I carcinoidi (tumori a lenta crescita produttori di ormoni) possono provocare crampi addominali, diarrea e arrossamenti improvvisi del viso (flush). I tumori GIST (tumori del tessuto connettivo della parete intestinale) provocano occasionalmente sanguinamenti, dolori addominali o un’occlusione intestinale. Entrambi i tipi di tumore vengono talvolta scoperti casualmente durante esami.
Trattamento
- Asportazione del tratto interessato di intestino tenue con sufficiente margine di sicurezza (resezione del tenue)
- Per carcinoidi e GIST: asportazione estesa con i linfonodi pertinenti e il mesentere afferente
- Sutura delle estremità sane dell’intestino (anastomosi)
Tecnica chirurgica: A cielo aperto o laparoscopica. Per tumori estesi per lo più a cielo aperto.
Vita dopo l’intervento
Finché vengono preservati almeno 2 metri di intestino tenue, di norma non si verificano carenze nutrizionali. In caso di asportazioni maggiori possono comparire diarrea e segni di carenza (vitamine, minerali), compensabili con integratori alimentari. Suture non ermetiche si verificano raramente (1–2%). Il follow-up comprende diagnostica per immagini regolare e, per i carcinoidi, il controllo di marcatori tumorali specifici (cromogranina A, 5-HIAA nelle urine).
Sintomi
I tumori del surrene possono produrre ormoni e provocare così disturbi vari: ipertensione e tachicardia (per tumori produttori di adrenalina, i cosiddetti feocromocitomi), aumento di peso con facies lunare e obesità tronculare (per tumori produttori di cortisolo), o modifiche dei caratteri sessuali. Alcuni tumori non producono ormoni e vengono scoperti casualmente alla diagnostica per immagini. I tumori del surrene possono comparire anche nell’ambito di sindromi in cui sono interessate più ghiandole.
Trattamento
- Asportazione del surrene in tecnica a buco di serratura per tumori più piccoli (surrenectomia laparoscopica)
- Asportazione del surrene a cielo aperto per tumori più grandi (surrenectomia aperta)
- Per tumori produttori di adrenalina deve essere effettuato prima dell’intervento un trattamento farmacologico, per evitare crisi ipertensive pericolose durante l’operazione
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (standard per tumori più piccoli), a cielo aperto per tumori grandi, possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
L’asportazione di un surrene di norma non viene avvertita, poiché il lato opposto assume completamente la funzione. Per tumori produttori di ormoni, i disturbi ormonali scompaiono di norma dopo l’operazione nell’arco di settimane fino a mesi. In rari casi la funzione surrenalica residua deve essere supportata farmacologicamente. Sono necessari controlli ormonali regolari.
B. Infiammazioni e malattie benigne
Sintomi
La cistifellea immagazzina la bile prodotta dal fegato e la rilascia nell’intestino tenue per la digestione dei grassi. I calcoli biliari possono provocare dolori crampiformi nell’alto addome destro o medio (colica biliare), che compaiono spesso dopo pasti grassi e si irradiano alla spalla destra o alla schiena. Ulteriori disturbi sono nausea, vomito, gonfiore, prurito, ittero degli occhi e della pelle, feci chiare e urine scure. Un’infiammazione della cistifellea (colecistite) provoca inoltre febbre e dolori persistenti. Raramente si verifica una perforazione con peritonite.
Trattamento
- Colecistectomia in tecnica a buco di serratura (colecistectomia laparoscopica) – standard attuale
- Colecistectomia a cielo aperto in caso di infiammazione molto grave o sospetto tumorale (colecistectomia aperta)
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (standard), a cielo aperto in caso di infiammazione grave, possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
I dolori colici, presenti spesso da anni, scompaiono improvvisamente dopo l’operazione. L’assenza della cistifellea non ha conseguenze negative – la bile fluisce semplicemente direttamente dal fegato all’intestino. Nelle prime settimane possono comparire feci molli dopo pasti grassi, situazione che migliora per lo più rapidamente. Le complicanze sono molto rare. Un follow-up specifico non è necessario in caso di decorso non complicato.
Sintomi
Un’infiammazione cronica del pancreas provoca forti dolori ricorrenti nell’alto addome, che si irradiano a cintura nella schiena. L’infiammazione porta a calcificazioni e formazione di calcoli nel dotto escretore della ghiandola. Nel decorso la funzione digestiva può ridursi (feci grasse, maleodoranti) e può insorgere il diabete. La causa più frequente è il consumo eccessivo di alcol.
Trattamento
A seconda dell’entità e della sede delle alterazioni:
- Asportazione della testa del pancreas (operazione di Kausch-Whipple)
- Asportazione della coda del pancreas (resezione pancreatica sinistra)
- Asportazione del tratto medio con preservazione della coda (resezione segmentaria del pancreas)
Tecnica chirurgica: A cielo aperto (frequente per l’operazione sulla testa), laparoscopica o robotica per le resezioni della coda.
Vita dopo l’intervento
Degenza ospedaliera: 10–14 giorni dopo un’operazione sulla testa, 7–8 giorni dopo un’asportazione della coda. L’assenza di dolore dopo l’operazione è frequentemente molto migliore. Gli enzimi digestivi devono essere assunti come capsule durante i pasti. Il rischio di diabete è aumentato, in particolare dopo asportazione della coda, poiché lì si trovano la maggior parte delle cellule produttrici di insulina. L’astinenza dall’alcol è obbligatoria. Sono necessari controlli regolari di glicemia, peso e stato nutrizionale.
Sintomi
I diverticoli sono estroflessioni della parete intestinale che compaiono soprattutto nel colon sigmoideo. Sono frequenti e spesso non causano disturbi. In caso di infiammazione (diverticolite) compaiono dolori nel basso addome sinistro, febbre, stitichezza o diarrea e una sensazione generale di malessere. Nei casi gravi può verificarsi una perforazione intestinale con peritonite, formazione di ascesso o stenosi intestinale.
Trattamento
- Asportazione del tratto sigmoideo interessato con ricongiungimento delle estremità sane (resezione del sigma)
- In situazioni di emergenza (perforazione intestinale) può essere necessaria una stomia provvisoria
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (standard), a cielo aperto in emergenze o complicanze, possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
La maggior parte delle persone colpite è asintomatica dopo l’operazione. Le evacuazioni si normalizzano nell’arco di poche settimane. Un’alimentazione ricca di fibre con sufficienti liquidi previene nuovi problemi diverticolari. Il rischio di una sutura non ermetica è del 3–4%. Si raccomanda una colonscopia di controllo regolare.
Sintomi
La colite ulcerosa è un’infiammazione cronica della mucosa del colon e del retto. Tipiche sono diarrea muco-ematica (fino a 20 volte al giorno), crampi addominali, stimolo alla defecazione e una sensazione generale di malessere con stanchezza e perdita di peso. La malattia decorre a episodi e a lungo termine aumenta il rischio di cancro del colon.
Trattamento
Un intervento diventa necessario quando i farmaci non controllano sufficientemente l’infiammazione, compaiono lesioni precancerose o subentrano complicanze:
- Asportazione completa del colon (colectomia)
- Costruzione di un serbatoio sostitutivo dall’intestino tenue (pouch ileoanale a J), collegato all’ano
- Ileostomia provvisoria a protezione del serbatoio
Tecnica chirurgica: Laparoscopica, a cielo aperto o robotica. L’operazione viene spesso eseguita in più fasi.
Vita dopo l’intervento
Il pouch a J consente un’evacuazione per via naturale, anche se con evacuazioni più frequenti (4–8 volte al giorno). Con l’operazione la colite ulcerosa è di norma guarita. Nei primi mesi il corpo deve abituarsi al nuovo serbatoio. Può comparire un’infiammazione occasionale del pouch (pouchite), trattata con antibiotici. A lungo termine la maggior parte delle persone colpite conduce una vita normale.
Sintomi
Un’occlusione intestinale è un’emergenza. Segni tipici sono dolori addominali violenti, crampiformi, a onde, vomito (inizialmente contenuto gastrico, poi biliare fino a fecale), addome disteso e arresto completo di evacuazione e di emissione di gas. Le cause più frequenti sono aderenze dopo precedenti operazioni, inginocchiamenti o raramente tumori.
Trattamento
- Asportazione del tratto intestinale ammalato o necrotico (resezione del tenue)
- Sutura delle estremità sane dell’intestino (anastomosi)
- Lisi delle aderenze (adesiolisi)
- In caso di disturbi della perfusione: asportazione del tessuto necrotico come intervento d’urgenza
Tecnica chirurgica: A cielo aperto (frequente in emergenza), laparoscopica possibile per la lisi delle aderenze.
Vita dopo l’intervento
Finché vengono preservati almeno 2 metri di intestino tenue, non si verificano problemi digestivi sostanziali. Suture non ermetiche sono rare (1–2%), ma in presenza di disturbi preesistenti della perfusione un po’ più frequenti. In casi gravi con grande perdita intestinale può rendersi necessaria una nutrizione a lungo termine per via venosa (nutrizione parenterale), ma ciò accade molto raramente. Nuove aderenze possono provocare nuovi problemi. Un follow-up specifico non è necessario in caso di decorso non complicato.
C. Malattie ghiandolari
Sintomi
La tiroide regola numerosi processi metabolici. In caso di iperfunzione (ipertiroidismo) il metabolismo lavora troppo velocemente: tachicardia, sudorazione, perdita di peso nonostante buon appetito, nervosismo, tremore e diarrea sono tipici. Nel morbo di Basedow possono inoltre sporgere gli occhi. I noduli tiroidei (gozzo nodulare) provocano spesso una sensazione di costrizione al collo, difficoltà di deglutizione o tumefazioni visibili. Alcuni noduli producono ormoni in modo incontrollato (noduli caldi).
Trattamento
- Asportazione completa della tiroide nel morbo di Basedow o in caso di noduli multipli (tiroidectomia totale)
- Asportazione di una metà della tiroide per noduli unilaterali (emitiroidectomia)
- Enucleazione di un singolo nodulo se la restante ghiandola è normale (enucleazione)
Tecnica chirurgica: A cielo aperto attraverso una piccola incisione cervicale (standard). Possibile in modo robotico tramite accesso ascellare (collo senza cicatrici).
Vita dopo l’intervento
Dopo un’asportazione completa bisogna assumere a vita una compressa di tiroide – con un dosaggio corretto non vi sono limitazioni. Dopo l’asportazione di una sola metà spesso non è necessaria una terapia ormonale sostitutiva, poiché la metà residua è sufficiente. Il rischio di una lesione del nervo delle corde vocali è di circa il 2% nei primi interventi. Il livello di calcio viene controllato nei primi giorni. Sono necessari a lungo termine controlli regolari del sangue (valori tiroidei).
Sintomi
Le quattro paratiroidi (corpuscoli epiteliali) regolano il livello di calcio nel sangue. In caso di iperfunzione viene rilasciato troppo calcio dalle ossa:
- Iperparatiroidismo primario: un singolo corpuscolo epiteliale è ingrossato. I disturbi sono calcoli renali, dolori ossei, stanchezza, stitichezza, nausea e umore depressivo. Spesso la diagnosi viene posta tramite un valore di calcio elevato casualmente.
- Iperparatiroidismo secondario: a causa di problemi renali viene assorbito troppo poco calcio, in seguito a ciò tutti e quattro i corpuscoli epiteliali reagiscono ingrossandosi. Si verifica osteomalacia, ulcere gastriche e calcoli renali.
Trattamento
- In caso di iperparatiroidismo primario: asportazione del singolo corpuscolo epiteliale ingrossato (paratiroidectomia mirata)
- In caso di iperparatiroidismo secondario: asportazione di tutti e quattro i corpuscoli epiteliali o almeno di tre e mezzo (paratiroidectomia subtotale)
Tecnica chirurgica: A cielo aperto attraverso una piccola incisione cervicale mirata (standard). Possibile in modo robotico.
Vita dopo l’intervento
Tramite l’operazione i disturbi dell’iperfunzione – in particolare dolori ossei, calcoli renali e stanchezza – vengono di norma guariti. Dopo l’asportazione di tutti i corpuscoli epiteliali bisogna integrare calcio. Il livello di calcio viene controllato strettamente nei primi giorni e settimane. A lungo termine sono necessari controlli regolari del sangue (calcio, paratormone).
D. Malattie della milza
Sintomi
La milza si trova nell’alto addome sinistro sotto il diaframma ed è un organo importante dell’immunità. Demolisce inoltre vecchi globuli rossi e piastrine. Le lesioni della milza derivano per lo più da incidenti (trauma addominale chiuso) e provocano forti dolori nell’alto addome sinistro, che possono irradiarsi alla spalla sinistra, nonché segni di perdita ematica interna (pallore, vertigini, debolezza circolatoria). I tumori della milza vengono frequentemente asportati nell’ambito di operazioni su organi adiacenti (pancreas, stomaco).
Trattamento
- Asportazione completa della milza (splenectomia) – in caso di lesioni gravi o tumori grandi
- Asportazione parziale della milza se è interessata solo una zona (splenectomia parziale)
- Asportazione della coda del pancreas con preservazione della milza, se possibile (resezione pancreatica con preservazione della milza)
Tecnica chirurgica: Laparoscopica, a cielo aperto o robotica. In emergenza (rottura di milza) per lo più a cielo aperto.
Vita dopo l’intervento
Il numero di piastrine aumenta dopo la splenectomia, situazione che incrementa il rischio di trombi – alcune persone colpite necessitano temporaneamente di farmaci anticoagulanti. Poiché la milza svolge un ruolo importante nella difesa contro determinati batteri (pneumococchi, Haemophilus influenzae, meningococchi), le persone colpite devono essere vaccinate. Queste vaccinazioni devono essere richiamate regolarmente. La febbre dopo una splenectomia deve sempre essere presa sul serio e accertata rapidamente da un medico (rischio di una grave sepsi, sindrome OPSI). Nella vita quotidiana la perdita della milza non viene avvertita dalla maggior parte delle persone.
E. Chirurgia dell’obesità
Sintomi
L’obesità patologica (adiposità) è una malattia cronica con forte predisposizione ereditaria. Con un BMI superiore a 35 kg/m² l’aspettativa di vita è ridotta in modo significativo. Le malattie concomitanti sono diabete (di tipo 2), valori elevati dei lipidi nel sangue, ipertensione, malattie cardiovascolari, danni articolari, calcoli biliari e un rischio aumentato di cancro. Molte persone colpite soffrono inoltre di dispnea, apnee notturne, mobilità ridotta e disagio psichico.
Trattamento
Il presupposto è un BMI superiore a 35 (o superiore a 30 in caso di diabete mal controllato) e una terapia conservativa di almeno due anni senza successo:
- Sleeve gastrico: riduzione dello stomaco mediante asportazione di gran parte di esso (sleeve gastrectomy)
- Bypass gastrico: deviazione del cibo oltre la maggior parte dello stomaco e dell’intestino tenue superiore (bypass gastrico Roux-Y)
- Deviazione dei succhi digestivi per ridurre l’assorbimento di nutrienti (diversione bilio-pancreatica)
I procedimenti agiscono attraverso tre vie: riduzione del volume gastrico, ridotto assorbimento di nutrienti e modifica degli ormoni della fame e della sazietà.
Tecnica chirurgica: Laparoscopica (standard per tutti gli interventi bariatrici) o robotica. Le operazioni a cielo aperto sono rare.
Vita dopo l’intervento
L’alimentazione deve essere modificata in modo permanente: nei primi mesi 6 piccoli pasti equilibrati al giorno, inizialmente solo circa 6 cucchiai per pasto. Mangiare e bere devono essere separati (30 minuti di intervallo). Multivitaminici e minerali devono essere assunti a vita. È necessario un follow-up regolare a vita con controlli ematici, consulenza nutrizionale e accompagnamento psicologico. La maggior parte delle malattie concomitanti (diabete, ipertensione) migliora notevolmente o scompare del tutto.
F. Malattie del retto e dell’ano (proctologia)
Sintomi
Le emorroidi sono cuscinetti vascolari al passaggio dal retto all’ano, che contribuiscono alla normale chiusura. Quando si ingrandiscono e scivolano verso il basso, provocano sanguinamenti (sangue rosso vivo sulla carta igienica o nel water), prurito, secrezione di muco, umidità e, in stadio avanzato, dolori e noduli palpabili all’ano. I disturbi compaiono soprattutto durante la defecazione.
Trattamento
A seconda della gravità:
- Sclerosi delle emorroidi con laser (emorroidoplastica laser)
- Sollevamento e ancoraggio con suturatrice meccanica (emorroidopessi con suturatrice secondo Longo)
- Legatura ecoguidata delle arterie afferenti (legatura delle arterie emorroidarie Doppler-guidata / HAL)
- Asportazione con bisturi che chiude i tessuti (emorroidectomia)
In caso di disturbi lievi vengono inizialmente impiegate iniezioni sclerosanti o legature elastiche.
Tecnica chirurgica: Interventi proctologici specialistici eseguiti attraverso l’ano (transanali). Nessuna tecnica classica a cielo aperto, laparoscopica o robotica.
Vita dopo l’intervento
La guarigione della ferita nella zona anale dura 2–4 settimane e può essere dolorosa, in particolare durante la defecazione. Bagni caldi a sedere, antidolorifici e feci morbide (mediante alimentazione ricca di fibre e sufficienti liquidi) facilitano la guarigione. Il ponzamento eccessivo durante la defecazione dovrebbe essere evitato in modo permanente. Le recidive sono possibili, ma possono essere ridotte con sane abitudini intestinali.
Sintomi
Un ascesso anale è una cavità piena di pus che si forma per un’infiammazione acuta di piccole ghiandole nel canale anale. Provoca dolori violenti, pulsanti all’ano, gonfiore, arrossamento e frequentemente febbre. Senza trattamento l’infiammazione può estendersi al tessuto circostante. Una fistola anale è un canale innaturale a forma di tunnel tra il canale anale e la cute, che insorge come conseguenza di un ascesso. Causa secrezione persistente, umidità e infiammazioni ricorrenti.
Trattamento
- Escissione del tragitto fistoloso (fistolectomia)
- Apertura del tragitto fistoloso per fistole semplici e superficiali (fistulotomia)
- Copertura con un lembo di tessuto per fistole complesse (procedura con lembo)
- Ricostruzione dello sfintere se danneggiato dalla fistola (ricostruzione sfinteriale)
In caso di ascesso acuto viene dapprima drenato urgentemente il pus; il trattamento definitivo della fistola avviene nell’intervallo libero da infiammazione.
Tecnica chirurgica: Interventi proctologici specialistici attraverso l’ano (transanale/perianale). Nessuna tecnica classica a cielo aperto, laparoscopica o robotica.
Vita dopo l’intervento
La guarigione dura, a seconda della procedura, 2–6 settimane. In caso di trattamento a ferita aperta sono necessari risciacqui e cambi regolari di medicazione. Bagni a sedere e un’alimentazione ricca di fibre per feci morbide sostengono la guarigione. Le recidive non sono inusuali nelle fistole complesse e richiedono eventualmente un nuovo intervento. La funzione dello sfintere viene preservata al meglio nelle procedure moderne.
Sintomi
Una ragade anale è una lacerazione dolorosa nella mucosa dell’ano e fa parte delle cause più frequenti di dolore anale acuto. Tipici sono dolori trafittivi durante e dopo la defecazione (possono persistere per ore), sangue rosso vivo sulla carta igienica e contrazione dello sfintere. Per paura del dolore la defecazione viene rimandata, ciò aggrava la stitichezza e innesca un circolo vizioso. Uomini e donne sono interessati con uguale frequenza, gli adulti più giovani più frequentemente di quelli anziani.
Trattamento
Inizialmente conservativo (nelle prime 6–8 settimane):
- Aumento dell’apporto di liquidi e fibre per feci morbide
- Applicazione di pomate per il rilassamento muscolare (nitroglicerina, calcio-antagonisti)
- Iniezione di tossina botulinica per il rilassamento dello sfintere
In caso di ragade cronica (più di 6 settimane):
- Escissione della lacerazione con il tessuto cicatriziale (fissurectomia)
- Copertura con un lembo cutaneo (plastica con lembo / anoplastica V-Y)
Tecnica chirurgica: Interventi proctologici specialistici attraverso l’ano (transanale/perianale).
Vita dopo l’intervento
Dopo la terapia conservativa la maggior parte delle ragadi guarisce entro 6–8 settimane. Dopo un’operazione la guarigione dura 3–6 settimane. Bagni caldi a sedere, antidolorifici e soprattutto feci morbide (alimentazione ricca di fibre, bere molto) sono determinanti. La stitichezza dovrebbe essere evitata in modo permanente per prevenire le recidive.
Sintomi
Una cisti pilonidale insorge per peli incarniti nella piega glutea. I peli spezzati si insinuano per attrito con la radice in avanti nella cute, provocano un’infiammazione con reazione da corpo estraneo nel sottocute e formano tragitti fistolosi. Sono interessati soprattutto giovani uomini con forte crescita dei peli. Vi sono tre forme di manifestazione: fossette asintomatiche (senza trattamento), raccolte purulente acute (ascesso con dolori, gonfiore, arrossamento) e aperture fistolose cronicamente trasudanti con secrezione purulenta o ematica.
Trattamento
- Escissione con guarigione a ferita aperta (escissione) – sicura, ma con lunga durata di guarigione e tasso di recidiva fino al 30%
- Intervento minimale tramite piccole aperture puntiformi come prima scelta nei casi non complicati (pit picking)
- Copertura con lembo cutaneo traslocato (lembo di trasposizione)
- Plastica con lembo romboidale con tasso di recidiva molto basso, inferiore al 3% (plastica con lembo di Limberg)
In caso di ascesso acuto viene dapprima drenato il pus; l’operazione definitiva avviene dopo la regressione dell’infiammazione.
Tecnica chirurgica: Intervento chirurgico locale nella regione sacrococcigea (perianale/glutea). Nessuna tecnica classica a cielo aperto, laparoscopica o robotica.
Vita dopo l’intervento
La durata di guarigione dipende fortemente dalla procedura: in caso di guarigione a ferita aperta 4–12 settimane con cambi di medicazione regolari, in caso di plastiche con lembo 2–3 settimane. Sedersi può essere doloroso nei primi giorni. La depilazione della piega glutea (laser, rasatura) può prevenire le recidive. L’attività fisica è nuovamente possibile senza limitazioni dopo la guarigione completa.
Sintomi
Il pavimento pelvico è una lamina muscolare che sostiene gli organi pelvici e assicura la chiusura di vescica e intestino. Una debolezza interessa soprattutto le donne e può portare a un abbassamento del perineo, a un prolasso degli organi pelvici (vagina, vescica, retto) nonché a disturbi dell’evacuazione di feci e urine. Nel prolasso rettale il retto si rivolta verso l’esterno attraverso l’ano – una malattia rara, ma fortemente invalidante, con secrezione di muco e imbrattamento fecale. Nei casi avanzati il prolasso deve essere ridotto manualmente.
Trattamento
- Ricostruzione attraverso l’ano o la vagina (ricostruzione transanale/transvaginale)
- Sollevamento degli organi prolassati in tecnica a buco di serratura (colporectosacropessi mininvasiva)
- Posizionamento di una rete di sostegno sul retto – standard europeo (rectopessi ventrale con rete)
La scelta della procedura dipende da quali strutture sono interessate. È necessario un accertamento accurato con anamnesi, esame obiettivo e risonanza magnetica (RMN).
Tecnica chirurgica: Laparoscopica o robotica (per rectopessi con rete e colporectosacropessi), transanale/transvaginale per ricostruzioni locali.
Vita dopo l’intervento
La ripresa dura 2–6 settimane a seconda della procedura. Sollevare carichi pesanti dovrebbe essere evitato per diverse settimane. La ginnastica del pavimento pelvico (fisioterapia) è una parte importante del trattamento successivo e dovrebbe essere proseguita a lungo termine. I risultati sono di norma buoni, con netto miglioramento dei disturbi. In caso di posizionamento di rete viene controllato a lungo termine se la rete è correttamente integrata.
Sintomi
L’incontinenza fecale indica l’incapacità di controllare la defecazione, che porta alla perdita involontaria di feci solide o liquide. È interessato circa il 2% della popolazione, con frequenza che aumenta con l’età: fino all'11% degli uomini e al 26% delle donne oltre i 50 anni. Nelle case di cura il tasso è di circa il 40%. Le cause sono molteplici: lesioni dello sfintere (ad es. dopo parto o operazione), danni nervosi o cause sconosciute.
Trattamento
Inizialmente conservativo: adattamento dietetico, farmaci (loperamide), ginnastica del pavimento pelvico e biofeedback.
Procedure operative in caso di risposta insufficiente:
- Sutura dello sfintere (sfinteroplastica anale)
- Sostituzione dello sfintere con muscolo della coscia (graciloplastica dinamica)
- Stimolatore nervoso al sacro (neuromodulazione sacrale)
- Stimolazione nervosa alla tibia (stimolazione del nervo tibiale posteriore)
- Iniezione di sostanze di riempimento nella zona dello sfintere (bulking agents)
- Lavaggio intestinale dall’alto (irrigazione anterograda)
- Allestimento di una stomia come ultima opzione (stomia)
Tecnica chirurgica: Interventi proctologici specialistici (transanale/perianale). Lo stimolatore nervoso viene inserito attraverso una piccola incisione al sacro. La graciloplastica è un intervento a cielo aperto.
Vita dopo l’intervento
La combinazione di trattamento conservativo e operativo porta nella maggior parte delle persone colpite a un netto miglioramento. Lo stimolatore nervoso (neuromodulazione sacrale) mostra in molti studi buoni risultati a lungo termine. La ginnastica del pavimento pelvico dovrebbe essere proseguita in modo permanente. I pannolini per incontinenza offrono una sicurezza supplementare nella vita quotidiana. Un colloquio aperto con il medico curante è importante, poiché molte persone colpite aspettano troppo a lungo per vergogna.
Sintomi
La stitichezza cronica è una delle malattie più frequenti dell’apparato digerente e interessa il 2–35% della popolazione. Tipiche sono evacuazioni rare (meno di 3 volte alla settimana), feci dure, ponzamento intenso, sensazione di evacuazione incompleta e dolori addominali. Si distingue tra:
- Disturbo del transito: il colon trasporta le feci troppo lentamente (troppo poche onde di contrazione)
- Disturbo dell’evacuazione: problemi nel pavimento pelvico impediscono una normale evacuazione intestinale
- Cause secondarie: altre malattie (ipotiroidismo, Parkinson, farmaci) o stenosi (tumore, diverticoli)
Trattamento
Inizialmente conservativo: alimentazione ricca di fibre, sufficienti liquidi, attività fisica e lassativi.
Procedure operative in caso di insuccesso terapeutico:
In caso di disturbo del transito:
- Stimolatore nervoso al sacro (neuromodulazione sacrale / SNS)
- Asportazione parziale o totale del colon (colectomia segmentaria o totale)
- Allestimento di una ileostomia (ileostomia)
In caso di disturbo dell’evacuazione:
- Plicatura della parete rettale (plicatura rettale / tecnica Sullivan-Khubchandani)
- Resezione rettale parziale con suturatrice meccanica (STARR / Transtar)
- Plastica del pavimento pelvico dal perineo (levatorplastica transperineale)
- Sollevamento degli organi prolassati in tecnica a buco di serratura (colporectosacropessi laparoscopica)
Tecnica chirurgica: Laparoscopica o robotica (per colectomia e colporectosacropessi), transanale/transperineale per procedure locali del pavimento pelvico. Lo stimolatore nervoso viene inserito attraverso una piccola incisione al sacro.
Vita dopo l’intervento
Un’operazione entra in considerazione solo per stitichezza grave, refrattaria alla terapia, e viene eseguita solo dopo accertamenti completi. Dopo una colectomia le evacuazioni sono più frequenti e più molli. Un’alimentazione ricca di fibre, sufficienti liquidi e regolare attività fisica restano importanti a vita. La ginnastica del pavimento pelvico (biofeedback) sostiene la ripresa nei disturbi dell’evacuazione. Controlli regolari monitorano il successo del trattamento.
G. Ernie della parete addominale
Sintomi
Un’ernia inguinale insorge quando del tessuto (per lo più anse intestinali o tessuto adiposo) sporge attraverso un punto debole della parete addominale nella regione inguinale. Segni tipici sono una protrusione visibile o palpabile all’inguine, che diventa più evidente con tosse, ponzamento o sforzo fisico. Molte persone colpite avvertono una trazione o dolori sordi all’inguine, in particolare sollevando oggetti pesanti o restando in piedi a lungo. A riposo o in posizione supina la protrusione si lascia spesso ridurre. Gli uomini sono interessati molto più frequentemente delle donne.
Trattamento
- Posizionamento di una rete sintetica per il rinforzo della parete addominale (plastica con rete)
- Tecnica a buco di serratura dal lato addominale (plastica con rete laparoscopica transaddominale, TAPP)
- Tecnica a buco di serratura nello spazio interno della parete addominale (plastica con rete totalmente extraperitoneale, TEP)
- Posizionamento di rete a cielo aperto secondo Lichtenstein per ernie grandi o pregresse operazioni
Tecnica chirurgica: Preferibilmente laparoscopica (TAPP o TEP) o con assistenza robotica. Per ernie grandi o complicate a cielo aperto secondo Lichtenstein.
Vita dopo l’intervento
Dopo un’operazione di ernia inguinale è raccomandato un riposo fisico per 2–3 settimane. Le attività leggere quotidiane sono nuovamente possibili rapidamente. Sollevare carichi pesanti (oltre 10 kg) dovrebbe essere evitato per 4–6 settimane. Lo sport può di norma essere ripreso gradualmente dopo 3–4 settimane. La rete posizionata si integra nel tessuto e rinforza in modo permanente la parete addominale. Il rischio di recidiva è inferiore al 2%. Una sensazione di intorpidimento nella regione inguinale può comparire temporaneamente e regredisce per lo più nell’arco di pochi mesi.
Sintomi
Nell’ernia ombelicale del tessuto sporge attraverso un punto debole nella zona dell’ombelico. Si manifesta una protrusione all’ombelico o accanto a esso, che si ingrandisce sotto sforzo. Molte ernie ombelicali non causano disturbi o solo lievi disturbi come una sensazione di pressione. In caso di ernie più grandi possono comparire dolori, nausea e disturbi digestivi. Sovrappeso, gravidanze e lavoro fisico pesante favoriscono l’insorgenza.
Trattamento
- Sutura diretta per piccole ernie (sotto i 2 cm)
- Posizionamento di una rete sintetica per ernie più grandi (plastica con rete)
- Trattamento mininvasivo per difetti più grandi
Tecnica chirurgica: Le piccole ernie ombelicali vengono trattate a cielo aperto con sutura diretta o rete. Le ernie più grandi possono essere operate in modo laparoscopico o robotico.
Vita dopo l’intervento
Dopo un intervento di ernia ombelicale la ripresa è di norma rapida. Le attività leggere sono possibili dopo pochi giorni. Sollevare carichi pesanti dovrebbe essere evitato per 3–4 settimane. Con il posizionamento di rete il tasso di recidiva è molto basso. I pazienti in sovrappeso traggono beneficio da una riduzione del peso, per evitare una nuova insorgenza.
Sintomi
Un’ernia femorale insorge sotto il legamento inguinale nella zona dei vasi della coscia. È più rara dell’ernia inguinale e interessa più frequentemente le donne. La protrusione è spesso piccola e difficile da riconoscere. Le ernie femorali provocano dolori all’inguine o nella zona della coscia e hanno un rischio aumentato di incarcerazione, motivo per cui dovrebbero essere operate tempestivamente.
Trattamento
- Chiusura dell’orifizio erniario con posizionamento di rete
- Tecnica a buco di serratura attraverso la cavità addominale (plastica con rete laparoscopica)
- Operazione a cielo aperto in caso di ernia incarcerata (emergenza)
Tecnica chirurgica: Preferibilmente laparoscopica (TAPP), poiché può essere trattata contemporaneamente un’eventuale ernia inguinale concomitante. In caso di incarcerazione, operazione di emergenza a cielo aperto.
Vita dopo l’intervento
La ripresa decorre in modo simile all’ernia inguinale. Riposo fisico per 2–3 settimane, niente sollevamento di carichi pesanti per 4–6 settimane. A causa del rischio maggiore di incarcerazione, un trattamento operativo tempestivo è particolarmente importante. Il tasso di recidiva dopo posizionamento di rete è molto basso.
Sintomi
Un’ernia incisionale insorge nella zona di una precedente cicatrice operatoria, quando la parete addominale non è completamente guarita lungo la linea di sutura. Si manifesta come protrusione lungo la cicatrice, che si ingrandisce sotto sforzo. I disturbi vanno da una sensazione di pressione a dolori trazionanti fino a disturbi digestivi in caso di ernie grandi. Le ernie incisionali si verificano in circa il 10–15% di tutte le operazioni addominali e sono più frequenti dopo interventi a cielo aperto rispetto a operazioni a buco di serratura.
Trattamento
- Posizionamento di una rete sintetica per il rinforzo della parete addominale (plastica con rete)
- Distacco della muscolatura addominale laterale per ampliare la chiusura senza tensione (separazione delle componenti secondo Ramirez o tecnica TAR) per ernie grandi
- Tecnica a buco di serratura per ernie idonee
Tecnica chirurgica: Laparoscopica o robotica per ernie da piccole a medie. Per grandi ernie incisionali ricostruzione a cielo aperto con plastica della parete addominale estesa (TAR o separazione delle componenti).
Vita dopo l’intervento
La ripresa dura, a seconda delle dimensioni dell’ernia, 3–6 settimane. Per grandi ernie incisionali con ricostruzione della parete addominale è necessario un riposo più lungo di 6–8 settimane. Indossare una cintura addominale può avere un effetto di sostegno nelle prime settimane. Sollevare carichi pesanti dovrebbe essere evitato per almeno 6 settimane. Riduzione del peso in caso di sovrappeso, sospensione del fumo e buon controllo glicemico in caso di diabete riducono in modo significativo il rischio di recidiva.
Le tre tecniche chirurgiche in sintesi
In molti interventi della chirurgia addominale sono oggi disponibili diverse vie d’accesso. La scelta della tecnica dipende dal tipo e dalle dimensioni della malattia, dalla costituzione corporea e dall’esperienza dell’équipe operatoria.
Nell’operazione a cielo aperto viene praticata un’incisione più grande (a seconda dell’intervento 10–30 cm) nella cute e nella parete addominale, per dare al chirurgo accesso diretto al campo operatorio. Il chirurgo lavora con le sue mani e i suoi strumenti direttamente nel corpo e ha una buona visione d’insieme dell’intero campo operatorio.
Vantaggi:
- Accesso diretto e buona visione d’insieme, in particolare per tumori grandi o tessuti aderenziali
- Eseguibile rapidamente in emergenza
- Non è richiesta alcuna attrezzatura tecnica particolare
Svantaggi:
- Incisione più grande e quindi più dolore dopo l’operazione
- Tempi di ripresa e degenza ospedaliera più lunghi
- Cicatrice più grande
- Rischio aumentato di ernie incisionali
Nell’operazione laparoscopica vengono praticate 3–5 piccole incisioni (di 5–12 mm ciascuna) nella parete addominale. Attraverso queste aperture vengono introdotti una telecamera e strumenti sottili. L’addome viene gonfiato con gas (CO₂), affinché il chirurgo abbia spazio e visione. Il chirurgo opera guardando in un monitor che mostra l’interno del corpo e manovrando gli strumenti dall’esterno.
Vantaggi:
- Incisioni decisamente più piccole e meno dolore
- Ripresa più rapida e degenza ospedaliera più breve
- Cicatrici più piccole
- Rischio minore di infezioni della ferita ed ernie incisionali
Svantaggi:
- Mobilità limitata degli strumenti (aste rigide che possono solo inclinarsi e ruotare)
- Immagine bidimensionale (assenza di visione spaziale)
- Tecnicamente esigente, in particolare in regioni anatomiche strette (ad es. il bacino)
- Non possibile in tutti i pazienti o in tutte le malattie
Nella chirurgia robotica il chirurgo siede a una consolle di comando e manovra un robot operatorio (ad es. da Vinci), che muove gli strumenti nel corpo del paziente. Gli strumenti vengono introdotti tramite piccole incisioni (come nella tecnica a buco di serratura), ma dispongono di articolazioni snodabili che consentono movimenti in tutte le direzioni. Il chirurgo vede un’immagine tridimensionale ingrandita.
Vantaggi:
- Massima precisione grazie a strumenti snodabili (simili a un polso umano)
- Immagine tridimensionale, ingrandita per una migliore visione
- Particolarmente vantaggiosa in regioni anatomiche strette e di difficile accesso (ad es. bacino nel cancro del retto, tiroide attraverso l’ascella)
- Filtro anti-tremore: i piccoli movimenti della mano del chirurgo vengono levigati
- Piccole incisioni come nella tecnica a buco di serratura
Svantaggi:
- Costi elevati per l’apparecchiatura e la manutenzione
- Tempo di preparazione più lungo (allestimento del robot)